Con un titolo molto poetico, “La memoria delle cose”, la personale del pittore piacentino Alfredo Casali centra l’obiettivo di mostrare all’osservatore un percorso artistico lungo un cinquantennio. L’arte di Alfredo Casali si è nutrita nel tempo di elementi atemporali: pittura diradata, rarefatta, discreta, molto interiore, ricca di suggestioni e competenze filosofiche (che appartengono in pieno al percorso culturale dell’artista, laureato in filosofia).
Con una ricchezza espressiva che sfiora (senza volutamente compenetrare mai del tutto) metafisica, figurativo e informale, le tele di Casali appartengono a un mondo sospeso, si agganciano a una interiorità silenziosa, positivamente solitaria, a una necessità (pacata e salda) di dare comunque ordine al suo magma interiore. Nel suo paesaggio mentale abitano gatti e venti montani, nebbie albeggianti, brezze della memoria e, appunto, oggetti e anche qualche volto mai figurato troppo espressivamente. Nella mostra, curata con un allestimento di altissimo livello da Massimo Ferrari, il viaggio nell’arte di Casali si dipana attraverso una serie di isole tematiche: “In bilico nel paesaggio”, “Geometrie familiari”, “Lavagne”, “La grande casa”, “Modelli di case” e “Il grande vuoto”, singoli spazi introdotti da un pannello illuminante per chiarezza cronologica e contributi critici. L’arte di Alfredo Casali sembra davvero un insieme di tracce nella storia che l’artista ha voluto lasciare lungo un cammino che è iniziato all’alba degli anni ’70 e continua ancora oggi sempre con nuove tracce, riflessive e introspettive, come il carattere dell’artista. La sua creatività è sempre sfuggita alle logiche di mercato, ha sempre avuto piuttosto un orientamento verso l’interiorità dell’artista, un costante confronto con la memoria. Sulle tele sono riflessi, idee e pensieri di un artista che traccia figure poco visibili eppure esistenti, linee molto labili eppure definite.
La sua è arte che non ha mai cercato l’immediato riconoscimento del pubblico, non ha mai voluto misurarsi con l’eclatante, ha sempre preferito piuttosto confrontarsi con il paesaggio appenninico che gli è caro, con suoni e forme della natura che ci rimandano a nebbie mattutine, venti, gatti, alberi, poche presenze umane, case in bilico nei pendii. L’artista crea un legame lento e silenzioso con il fruitore, culla chi osserva le sue tele con lentezza e struggimento, in bilico tra figurazione e concettuale: alla fine, l’alfabeto artistico che ne deriva è quello di un poeta e artigiano della memoria. A corredo della mostra, l’omonimo catalogo.
Giovanni Crotti
Info:
Alfredo Casali. La memoria delle cose
11/11/2023 – 17/02/2024
Galleria Volumnia
Stradone Farnese, 33 – Piacenza
www.volumnia.space/it/
Sono Giovanni Crotti e sono nato nel giugno 1968 a Reggio Calabria per rinascere nel giugno 2014 a Piacenza, città dove vivo. Il mio reddito è garantito dalle consulenze digitali, per poi spenderlo in gran parte nell’arte e nelle lettere: sono stato e sono curatore di contenuti e organizzatore di eventi culturali per artisti, gallerie e spazi istituzionali, oltre che scrittore di recensioni di mostre, creativi di ogni epoca e libri.
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