Il 13 gennaio 2024, LABS Contemporary Art ha alzato il sipario sulla seconda personale di Giulia Marchi, Bildungsroman. Questa mostra rappresenta un’incursione fotografica che esplora il concetto di formazione, attingendo dal ricco percorso intellettuale dell’artista, navigando con precisione tra letteratura, pittura e cinematografia. La raffinatezza dell’opera di Marchi emerge distintamente attraverso un sapiente utilizzo dei tessuti e ne ha plasmato la ricerca, riflettendo su ispirazioni di ampio spettro che spaziano da Antonello da Messina (Annunciata di Palermo, 1475) a Virginia Woolf, autrice di Orlando, 1928.
Questa congiunzione tra indagine intellettuale e materiale non solo stratifica ulteriormente la complessità, ma innalza Bildungsroman a un livello di esperienza multisensoriale, sfiorando perfino il lato spirituale. Il visitatore non solo si immerge in una contemplazione visiva dell’opera, ma si impegna in uno sforzo cognitivo, estrapolando dal proprio archivio mnemonico e vivendo i richiami dei ricordi. Tale interazione rende l’approccio alle opere un’esperienza magnetica e polisensoriale, sottolineando la dimensione cognitiva ed emotiva dell’osservatore nel contesto della sua creazione. La meticolosa selezione dei tessuti, oltre a intrecciare un dialogo raffinato con la tradizione artistica, si erge a chiave interpretativa della sua visione. In questa tessitura di passato e presente, si manifesta un racconto visivo sofisticato sulla formazione artistica, svelando significati che sfidano la linearità temporale e narrativa.
Nel contesto asettico della galleria, le cinque opere esposte nella sala d’ingresso si fondono armonicamente con lo spazio circostante, creando un ambiente propizio alla riflessione nonché all’ascetismo. Prospetticamente, sulla parete di fondo, si distingue Tempo e vuoto, Gilles Deleuze, 1985, un altare bianco e vuoto, velato da un tessuto gommato che simula la consistenza della carta, assumendo l’aspetto di un punto di origine o forse, ciclicamente, di destinazione. Convergendo nel vuoto delle infinite possibilità. L’altare, in una svolta cromatica, accoglie il raffinato manto policromo dell’Annunciata di Palermo, Antonello da Messina 1475, dove la geometria essenziale del manto si converte in una delineazione impeccabile della naturalezza che pare quasi scivolare dal volto di Maria, caricando l’opera di misticismo.
In prossimità, si distingue la presenza di Bartolomeo Apostolo, El Greco, dove l’artista, attraverso la manipolazione di tessuti dalle varie tonalità di peso e flessibilità, ha delicatamente evocato dalla sua memoria il mantello dell’Apostolo. Quest’opera, solennemente elevata al di sopra del vuoto dell’altare, è avvolta da un bianco candore, che, nonostante la rigidità strutturata, suggerisce fluidità e grazia scultorea nella sua composizione tessile. L’intricata trama di tessuti si dispiega come un abbraccio, offrendo allo spettatore la sensazione di scorgere, attraverso gli strati eterei, la corporeità sottostante.
Dirigendoci verso l’opposta parete, ci imbattiamo nel Trasporto di Cristo, Pontormo. Bobine di tessuto giacciono, avvolgendo e richiamando alla memoria la tempera d’uovo di Pontormo, con l’azzurrite sul manto della Madonna, il rosa degli incarnati dipinti con stratificazioni di biacca e cinabro, e l’arancione delle vesti in movimento. Attraverso una padronanza storico-culturale, l’artista riesce a compendiare un’opera complessa, giungendo all’essenziale, a ciò che ne rimane nella memoria, a ciò che la sua mente ha trasfigurato in corporeità.
Avvicinandoci sempre più alla quiddità, ci troviamo di fronte al Battesimo di Cristo, Masolino da Panicale, col suo flusso d’affresco verde brillante che richiama alla mente le acque del fiume Giordano. Questo sgorgo di colore si insinua tra le aspre montagne raffigurate, circondando la figura di Cristo che accoglie il battesimo. Una corrente di tessuto, evocante il corso del Giordano stesso, si dispiega sull’altare, solo per poi ritornare al punto di partenza, alla parete di partenza, il vuoto. Questo connubio di riferimenti artistici, che abbraccia periodi e generi diversi, si traduce in un’opera che trascende il tempo, offrendo al pubblico un’esperienza visiva intrisa di profonde connessioni con il passato e una visione contemporanea del processo di Bildungsroman.
Info:
Giulia Marchi. Bildungsroman
13/01 – 2/03/2024
LABS Contemporary Art
Via Santo Stefano 38, Bologna
www.labsgallery.it
Classe 1999. Si innamora dell’arte vedendo la madre dipingere. Studia Storia dell’Arte all’Università Ca’ Foscari (Venezia) e nel frattempo divulga online video di pillole d’arte. Si occupa di arte contemporanea in veste di critica, curatrice e artista.
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